Combo o testata e cassa: quale conviene e perché
Simone CallegariInsegnante di chitarra, ex banco vendita, Bergamo

Un combo mette amplificatore e altoparlante nello stesso mobile. Una testata separa le due cose: l'elettronica in un mobile piccolo, l'altoparlante in un altro. Suonano allo stesso modo? Quasi, ma le conseguenze pratiche sono diverse, e sono quelle che decidono.
Il trasporto
È il punto che pesa di più, letteralmente. Un combo da trenta watt con un dodici pollici sta fra i quindici e i ventidue chili. Lo prendi con una mano e lo porti in macchina in un viaggio.
Una testata da trenta watt pesa fra i sei e i dodici chili. Una cassa da un dodici ne pesa altri dodici o quindici. Totale più alto, ma diviso in due pezzi che salgono le scale meglio. Se hai una sala prove con la cassa già sul posto, porti solo la testata e la differenza diventa enorme.
Come suona nella stanza
Un combo spara il suono in avanti e verso il basso, da un mobile che vibra tutto insieme. Poggiato per terra, l'altoparlante è all'altezza delle ginocchia e tu lo senti male, mentre chi sta in fondo alla sala lo sente benissimo. È il motivo per cui in sala prove alzi il volume più di quanto serva. Mettilo su una sedia o su un piccolo supporto inclinato e ti accorgi che avevi già abbastanza volume.
Una testata su una cassa mette l'altoparlante più in alto di suo, il che aiuta. Una cassa chiusa dà bassi più compatti e direzionali, una aperta sul retro suona più larga nella stanza.
La flessibilità
È qui che la testata guadagna. Puoi tenere la stessa testata e cambiare cassa a seconda della serata, oppure usare una cassa più piccola in casa e una più grande dal vivo. Puoi anche portare solo la testata e collegarla a quella di qualcun altro.
Un combo, invece, è un compromesso deciso dal costruttore, che però ha il vantaggio di essere un compromesso pensato: l'altoparlante è stato scelto per quel circuito, e spesso il risultato è più coerente di un accoppiamento improvvisato.
Impedenza, la cosa da non sbagliare
Se scegli testata e cassa, devi far coincidere le impedenze. Sul retro della testata trovi le uscite, di solito a otto o sedici ohm, a volte a quattro. Sulla cassa c'è il valore corrispondente.
Con un finale a valvole, collegare una cassa con impedenza sbagliata, o peggio non collegarne nessuna e accendere, può distruggere il trasformatore di uscita. Con un finale a transistor il rischio è minore ma esiste comunque. La regola è semplice: accoppia i valori, e non accendere mai un valvolare senza cassa collegata.
Se colleghi due casse, l'impedenza risultante cambia, e va calcolata prima. Nel dubbio, una cassa alla volta.
Il formato della cassa
Un dodici pollice singolo è il formato più equilibrato: pieno, portabile, sufficiente per quasi tutto. Due dodici spostano molta più aria e danno bassi più profondi, ma pesano il doppio. Quattro dodici hanno un suono enorme e sono ingestibili fuori da un palco vero, oltre a essere sovradimensionati per qualsiasi amplificatore sotto i cinquanta watt.
Gli otto e i dieci pollici sono la scelta dei formati da casa e da studio: meno bassi, più medi, e un carattere immediato che in registrazione funziona bene.
Cosa consiglio, in pratica
Per chi suona in casa e occasionalmente in sala prove, un combo da dieci o venti watt con un dodici pollici copre tutto e non pone problemi.
Per chi suona in sala prove ogni settimana, con una cassa già disponibile sul posto, una testata piccola è la soluzione più comoda che esista: la porti nello zaino insieme ai cavi.
Per chi cambia spesso contesto, testata e cassa danno la libertà di adattarsi, a patto di avere voglia di fare due viaggi in macchina.
E se stai comprando il primo amplificatore, prendi un combo. Le ragioni per passare a un sistema separato arrivano dall'uso, e quando arrivano le riconoscerai da solo.