Valvole, transistor o modeling: cosa cambia quando suoni

Simone CallegariInsegnante di chitarra, ex banco vendita, Bergamo

Retro di un amplificatore a valvole illuminato accanto a un amplificatore digitale con schermo spento

La discussione fra valvole e digitale va avanti da trent'anni e ha prodotto più rumore che informazioni. Proviamo a mettere sul tavolo le differenze che si sentono suonando, non quelle che si leggono nelle schede.

Le valvole

Un amplificatore valvolare distorce in modo progressivo. Quando spingi il segnale oltre quello che il circuito può gestire, la forma d'onda non viene tagliata di netto, viene compressa e arrotondata. Il risultato pratico è che la dinamica della mano destra resta leggibile anche dentro la distorsione: se peni piano il suono si pulisce, se peni forte sporca.

C'è anche un effetto meno noto: il trasformatore di uscita e l'altoparlante interagiscono, e quella interazione cambia con il volume. È il motivo per cui lo stesso amplificatore suona diverso a volume tre e a volume sette, e per cui i valvolari grossi deludono in casa.

Il costo di gestione è reale. Le valvole di potenza durano fra i due e i cinque anni di uso regolare, vanno sostituite in coppia o in quartetto, e su molti modelli va rifatta la polarizzazione. Conta da cento a duecento euro ogni volta. Il trasporto va fatto con attenzione, perché sono pezzi di vetro sospesi.

I transistor

Un amplificatore a stato solido è affidabile, leggero, non ha niente da sostituire e costa poco. Sul pulito molti sono eccellenti, tanto che diversi pulito di riferimento nella storia della musica sono usciti da circuiti a transistor.

Il punto debole storico è la distorsione generata dentro il finale, che tende a tagliare l'onda in modo netto e a suonare dura. Per questo la maggior parte dei transistor che suonano bene distorti lo fanno con un circuito dedicato nel preamplificatore, non spingendo il finale.

La risposta al tocco è più piatta: la differenza fra pennata leggera e pesante si sente meno. Per certa musica è un difetto, per altra è una comodità, perché il suono resta costante anche quando la mano non lo è.

Il modeling

Un amplificatore modeling è un computer che simula il comportamento di circuiti, altoparlanti e microfoni. Negli ultimi anni la distanza con l'originale si è ridotta al punto che, registrato, il confronto è spesso impossibile da vincere a orecchio.

I vantaggi pratici sono enormi. Un solo apparecchio ti dà venti amplificatori, trenta effetti e la possibilità di suonare in cuffia alle due di notte con lo stesso suono che avresti a volume alto. Molti hanno un'uscita USB e diventano la tua scheda audio per registrare. Il peso è la metà, e non c'è niente da sostituire.

Il prezzo è un altro: la profondità di menu. Un valvolare ha quattro manopole e le capisci in un minuto. Un modeling ti chiede di decidere quale cassa, quale microfono, a che distanza, e se non ti interessa quella parte del lavoro diventa una barriera. Chi ha comprato un modeling e lo ha usato per due anni con il preset di fabbrica non ha sbagliato apparecchio, ha sbagliato aspettativa.

Come scegliere, senza ideologia

Se suoni in casa, la sera, con le cuffie una volta su due, il modeling ti dà più musica suonata per euro speso di qualsiasi altra cosa.

Se suoni in sala prove o dal vivo, sempre lo stesso genere, e vuoi accendere e suonare senza pensare, un valvolare da trenta watt con due canali è una macchina che dura vent'anni e che rivendi quasi al prezzo di acquisto.

Se hai un budget stretto e ti serve qualcosa che funzioni e basta, un transistor da quindici watt fatto bene batte qualunque valvolare da quattro soldi. I valvolari economici risparmiano sul trasformatore, che è il pezzo che fa il suono.

E se sei indeciso, guarda dove è messo l'amplificatore in casa tua. Quello acceso è sempre quello a portata di mano, non quello migliore.

← Tutti i fascicoli · Guarda cosa è entrato nell'indice →