Pickup spiegati: humbucker, single coil e P90, come suonano davvero
Il pickup è la parte della chitarra elettrica che decide più di ogni altra come suoni, e anche la parte su cui girano più leggende. La sostanza è semplice: una bobina di filo attorno a dei magneti. Le corde di acciaio si muovono dentro quel campo magnetico e generano una corrente minuscola, che l’amplificatore trasforma in suono. Tutto quello che cambia fra un tipo e l’altro dipende da quante bobine ci sono, come sono avvolte e come sono messe insieme.
Il single coil
Una bobina sola, avvolta alta e stretta. Il risultato è un suono chiaro, con gli acuti aperti e un attacco netto, che lascia sentire il tocco della mano destra con precisione fastidiosa. Se sbagli la pennata, lo senti.
Il difetto viene dallo stesso principio: una bobina sola raccoglie anche i campi elettromagnetici che girano nella stanza. Alimentatori, lampade a risparmio, monitor, cavi della corrente nel muro. Ne esce quel ronzio a cinquanta hertz che sparisce quando ti giri di quindici gradi e torna quando ti rigiri. Non è un difetto dello strumento, è fisica.
Va benissimo per pop, blues, funk, indie, country e per tutto quello che vive sul pulito e sul crunch leggero. Sotto distorsione pesante diventa faticoso, perché il ronzio viene amplificato insieme al resto.
L’humbucker
Due bobine, avvolte in senso opposto e con i magneti orientati al contrario. Il ronzio ambientale arriva identico su entrambe e si annulla nella somma, mentre il segnale delle corde, che sulle due bobine non è identico, sopravvive. Da qui il nome, che in inglese vuol dire più o meno spegni il ronzio.
Il prezzo da pagare è una perdita di acuti: le due bobine sono distanti qualche millimetro e le frequenze più alte si cancellano parzialmente fra loro. Ne esce un suono più spesso, più caldo, con più uscita, che spinge l’amplificatore in saturazione prima e più facilmente.
È la scelta naturale per rock, hard rock, metal, jazz e per chi suona a volume alto vicino all’amplificatore. Sul pulito non è affatto opaco come si racconta, ma è meno cristallino.
Il P90
Una bobina sola, come il single coil, ma avvolta bassa e larga, con i magneti sotto invece che dentro. Sta in mezzo ai due mondi: ha più corpo e più uscita di un single coil, ma conserva l’attacco e il dettaglio che l’humbucker smussa. Ronza come un single coil, con la stessa logica.
È il pickup che consiglio a chi suona rock sporco, garage, punk melodico, blues elettrico e tutto quello che vive sul crunch. Rende benissimo anche in registrazione, perché occupa una fascia di frequenze che si incastra facilmente con il resto.
Posizione: manico, centro, ponte
Conta quasi quanto il tipo. Vicino al manico le corde oscillano di più e il pickup raccoglie più fondamentali: suono rotondo, adatto ai soli e agli arpeggi puliti. Vicino al ponte l’oscillazione è minima e restano gli armonici: suono sottile, aggressivo, che taglia in mezzo a una band.
Una chitarra con due pickup e un selettore a tre posizioni ti dà anche la posizione intermedia, dove le due bobine lavorano insieme e nasce quel timbro leggermente scavato che si sente in tanto funk e in tanto pop.
Cosa scegliere, in pratica
Se suoni in casa, con un computer acceso e le luci a led, un single coil ti farà compagnia con il suo ronzio tutto il tempo. Un humbucker o un single coil schermato ti risolve il problema senza pensarci.
Se suoni con altri, pensa allo spazio che devi occupare. Con una band rumorosa un humbucker al ponte ti fa sentire senza dover alzare il volume. In un trio con basso e batteria, un single coil ti lascia respiro nella fascia media.
E se sei indeciso, cerca una chitarra con humbucker splittabile, cioè con un interruttore che spegne una delle due bobine e la fa suonare come un single coil. Non è mai identico a un vero single coil, ma copre due terreni con uno strumento solo, e per chi ancora non sa che musica farà è la strada più sensata.