Manico e setup: cosa puoi regolare da solo e cosa no
Una chitarra regolata bene si suona con metà della fatica. Non è una frase da venditore: la differenza fra uno strumento con le corde a tre millimetri dal dodicesimo tasto e lo stesso strumento con le corde a un millimetro e mezzo è la differenza fra mollare dopo un mese e andare avanti. E la maggior parte di quel lavoro la puoi fare tu.
Gli attrezzi
Ti servono un set di chiavi a brugola, in pollici e in millimetri perché i produttori si dividono, un cacciavite a croce piccolo, un accordatore affidabile e una riga di precisione o un metro con la scala in millimetri. Un capotasto mobile aiuta. In tutto meno di quaranta euro, e ti bastano per la vita.
L’ordine conta
Le tre regolazioni si influenzano a vicenda, quindi vanno fatte in quest’ordine: prima la curvatura del manico, poi l’altezza delle corde, infine l’intonazione. Se le fai al contrario ricominci da capo.
Prima di toccare qualsiasi cosa, monta le corde che userai davvero e accorda alla tensione che userai davvero. Regolare con una muta e poi metterne un’altra vuol dire buttare il lavoro.
Passo uno: la curvatura del manico
Il manico non deve essere perfettamente dritto, ma leggermente concavo, in modo che le corde abbiano spazio dove oscillano di più, cioè in mezzo.
Per misurarla, metti il capotasto mobile al primo tasto e premi la sesta corda all’ultimo tasto del manico. La corda diventa una riga tesa. Guarda lo spazio fra la corda e il settimo tasto: deve esserci un pelo di luce, circa il grosso di un biglietto da visita. Se la corda tocca, il manico è troppo dritto o convesso. Se lo spazio è evidente, è troppo concavo.
Si corregge con il truss rod, la barra di acciaio dentro il manico, accessibile dalla paletta o dalla base del manico. Girando in senso orario il manico si raddrizza, in senso antiorario si incurva. Vai di un quarto di giro alla volta, mai di più, e dai allo strumento qualche ora per assestarsi. Se la chiave fa resistenza vera, fermati.
Passo due: l’altezza delle corde
Si misura al dodicesimo tasto, fra la parte alta del tasto e la parte bassa della corda. Come punto di partenza, un millimetro e mezzo sulla prima corda e due sulla sesta vanno bene per quasi tutti. Chi pesta forte e suona ritmica avrà bisogno di qualcosa in più, chi fa assoli e legature di qualcosa in meno.
Su un ponte con selle regolabili singolarmente ogni corda ha la sua brugola. Su un ponte a due viti si alza o si abbassa tutto il blocco. Abbassa a poco a poco e prova ogni volta, suonando forte: quando senti il ronzio contro i tasti sei andato oltre di mezzo giro.
Passo tre: l’intonazione
Suona la corda a vuoto, poi la stessa corda al dodicesimo tasto. Devono essere la stessa nota a un’ottava di distanza. Se la nota al dodicesimo è crescente, la corda è troppo corta e la sella va spostata indietro, lontano dal manico. Se è calante, la sella va avvicinata. Riaccorda dopo ogni spostamento, perché muovendo la sella cambi anche la tensione.
Fallo con la chitarra in posizione di suonata, non sdraiata sul tavolo: la gravità sposta il manico quel tanto che basta a falsare la misura.
Quando fermarsi
Ci sono tre casi in cui conviene chiamare qualcuno. Il primo è il capotasto: le sedi vanno limate con file specifiche e un colpo di troppo non si torna indietro, si cambia il pezzo. Il secondo sono i tasti: se senti ronzii solo in certi punti del manico, hai uno o più tasti alti, e livellarli richiede attrezzi e mano. Il terzo è il truss rod che non gira o che gira a vuoto: lì hai un problema strutturale, non una regolazione.
Ogni quanto rifarlo
Due volte l’anno, al cambio di stagione, quando l’umidità dell’aria passa da un estremo all’altro e il legno si muove. E ogni volta che cambi calibro o accordatura. Dieci minuti di controllo ti evitano mesi di strumento che non ti piace senza che tu sappia perché.